USA E FED, PESSIMI ESEMPI PER L’EUROPA IN CRISI

Pubblicato: 23 maggio 2012 in Economia, Esteri

Tim Geithner, ministro del Tesoro degli Stati Uniti, difende l’operato dell’amministrazione Obama dalle critiche che arrivano da tutte le parti. ”Nel corso della crisi il presidente Obama non è certo rimasto a guardare e ha anzi agito con grande coraggio, anche se non aveva il sostegno dell’opposizione, riuscendo a mettere a punto una strategia per risollevare l’economia americana e quella globale. La crescita si sta stabilizzando ed è ripresa rispetto all’inizio della crisi. Sono stati creati oltre 4 milioni di posti di lavoro nel settore privato e il rafforzamento è diffuso a molti settori dell’economia. Tutto ciò è avvenuto senza l’aiuto di nessuno, a parte la Federal Reserve”.

Da un lato ci sono i keynesiani alla Paul Krugman, che rimproverano Obama e Geithner di non aver fatto abbastanza per rilanciare l’economia. Dall’altra i repubblicani, che ritengono che Obama stia portando gli Stati Uniti verso il socialismo. La posizione di Krugman consiste nell’attribuire l’aumento del deficit e del debito alla crisi e nel sostenere che le cose non sono andate meglio perché si è speso troppo poco. Dato che per spendere i soldi da qualche parte vanno presi, a Krugman non dispiace che a fornirli sia la Fed. La quale, da canto suo, non si è fatta certo frenare da remore rigoriste, ma non ha finora avuto la sfrontatezza di accreditare il conto del Tesoro senza nulla ottenere in contropartita. In effetti, l’aumento della base monetaria è avvenuta per lo più comprando titoli del Tesoro sul mercato secondario, il che ha beneficiato chi ha chi ha venduto quei titoli (principalmente le banche) e anche il Tesoro, comprimendo il costo del debito.Ciò nondimeno, il debito è ovviamente aumentato. Grazie a deficit compresi tra l’8 e il 10 per cento durante tutti i trimestri da quando Obama è alla Casa Bianca, il debito federale si avvia a raggiungere il 100 per cento del Pil, circa 30 punti in più rispetto a fine 2008. Geithner sostiene che “la crescita si sta stabilizzando”. Effettivamente viaggia attorno al 2 per cento reale annuo, ma è bene vedere di che crescita si parla. Da fine 2008 a marzo 2012 il Pil nominale è aumentato di 1.380 miliardi di dollari. Nello stesso periodo il debito federale è aumentato di 4.882 miliardi. E qui non considero il debito garantito dallo Stato, che non viene contabilizzato nel bilancio federale come debito ma il cui rischio è a carico dei contribuenti americani.

Per Krugman Obama ha fatto troppo poco. Alla luce dei numeri appena riportati, ognuno giudichi per sé. Ognuno giudichi anche se ritiene sostenibile una crescita ottenuta in quel modo, con una disoccupazione che nello stesso periodo è arrivata al 10 per cento e oggi è sì diminuita ma ancora all’8.1 per cento, ma a fronte di una contrazione nella base di calcolo.

I repubblicani fanno giustamente notare che le cose non vanno bene, ma non hanno un track record entusiasmante. Sono contrari all’aumento delle tasse, il che per me è condivisibile, ma quando governano generalmente lasciano correre la spesa pubblica. Non a caso con Bush Jr. (tanto per stare alla storia recente) in otto anni il debito pubblico è quasi raddoppiato, aumentando di oltre 5mila miliardi di dollari. In campagna elettorale vengono promessi tagli di spesa, ma credo sia lecito avere qualche dubbio al riguardo.

Finora gli Stati Uniti sono riusciti a comprare beni e servizi in giro per il mondo più di quanti ne vendessero all’estero colmando il disavanzo commerciale con emissione di debito e dollari. Non so fino a quando potrà durare, ma prima o poi credo che i nodi verranno al pettine. Chi dall’Europa guarda agli Stati Uniti per trovare i rimedi alla crisi penso non dovrebbe guardare a cosa fanno lo Stato e la Fed.

Matteo Corsini

da L’indipendenza

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