Archivio per la categoria ‘Economia’

Tim Geithner, ministro del Tesoro degli Stati Uniti, difende l’operato dell’amministrazione Obama dalle critiche che arrivano da tutte le parti. ”Nel corso della crisi il presidente Obama non è certo rimasto a guardare e ha anzi agito con grande coraggio, anche se non aveva il sostegno dell’opposizione, riuscendo a mettere a punto una strategia per risollevare l’economia americana e quella globale. La crescita si sta stabilizzando ed è ripresa rispetto all’inizio della crisi. Sono stati creati oltre 4 milioni di posti di lavoro nel settore privato e il rafforzamento è diffuso a molti settori dell’economia. Tutto ciò è avvenuto senza l’aiuto di nessuno, a parte la Federal Reserve”.

Da un lato ci sono i keynesiani alla Paul Krugman, che rimproverano Obama e Geithner di non aver fatto abbastanza per rilanciare l’economia. Dall’altra i repubblicani, che ritengono che Obama stia portando gli Stati Uniti verso il socialismo. La posizione di Krugman consiste nell’attribuire l’aumento del deficit e del debito alla crisi e nel sostenere che le cose non sono andate meglio perché si è speso troppo poco. Dato che per spendere i soldi da qualche parte vanno presi, a Krugman non dispiace che a fornirli sia la Fed. La quale, da canto suo, non si è fatta certo frenare da remore rigoriste, ma non ha finora avuto la sfrontatezza di accreditare il conto del Tesoro senza nulla ottenere in contropartita. In effetti, l’aumento della base monetaria è avvenuta per lo più comprando titoli del Tesoro sul mercato secondario, il che ha beneficiato chi ha chi ha venduto quei titoli (principalmente le banche) e anche il Tesoro, comprimendo il costo del debito. (altro…)

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ImmagineGli squilibri generati dall’euro condurranno, in tempi stretti, all’uscita della Grecia dall’Unione europea. Dico dall’Unione europea; non semplicemente dall’euro, come si suol ripetere. Ormai sono tutti quasi certi che la Grecia sia destinata ad uscire ben presto dall’euro. Io invece dico che la Grecia è destinata ad uscire tra breve dall’Unione europea. E non perché sia certo che il potere sarà conquistato dal KKE, che si propone deliberatamente di uscire dall’Unione europea. Bensì perché, qualunque forza politica si troverà a governare il paese, l’uscita dall’Unione europea sarà nell’ordine logico delle cose.

Intanto, non c’è modo di uscire legittimamente soltanto dall’euro. Sotto il profilo legale, l’uscita dall’euro di uno stato che abbia adottato la moneta unica implica la modifica dei trattati europei e richiede il consenso di tutti i membri. Insomma, la Grecia non può decidere unilateralmente di abbandonare l’euro e di restare nell’Unione europea.

In secondo luogo, un’uscita consensuale (con l’accordo di tutti gli Stati) non dovrebbe essere possibile o comunque dovrebbe essere accompagnata anche da provvedimenti della Grecia presi in aperto contrasto con l’ordine giuridico dell’Unione europea. L’uscita consensuale, infatti, richiederebbe una trattativa che durerebbe un tempo che la Grecia non potrà permettersi. A tacer d’altro, tutti i correntisti greci ordinerebbero alle banche di accreditare gli euro dei quali dispongono in un conto corrente aperto presso una banca di un diverso paese europeo, al fine di evitare che la svalutazione della nuova moneta, svalutazione che ovviamente seguirà l’abbandono dell’euro, colpisca il loro risparmio. In realtà, non tutta la svalutazione si tradurrebbe in inflazione. Pertanto la fuoriuscita dei capitali serverebbe ad avvantaggiare i detentori di risparmio, più che a salvaguardare quest’ultimo. (altro…)

ImmagineQuando sono a rischio i rapporti monetari, finanziari e commerciali internazionali, la priorità nazionale è fare scorte e rendersi quanto possibile autonomi per soddisfare i bisogni primari materiali della popolazione – cibo, energia, trasporti, cure mediche – e salvaguardare l’apparato produttivo, nongià spendere tutto per traguardi contabili.

La crisi globale è in corso da 4 anni ed è sistemica, non congiunturale. Sta spostando redditi, capitali e opportunità lontano da noi. Non sappiamo a che assetti porterà, né quando.

Il paese, in declino comparativo da 20 anni e in recessione persistente, è caduto nell’avvitamento fiscale, con una pressione sull’emerso oltre il 70% (quindi insostenibile), senza prospettive di ripresa endogena, ma solo, nel DEF, previsioni fondate su un ipotetico traino estero. (altro…)

Stati Uniti…dai debiti

Pubblicato: 17 maggio 2012 in Economia, Esteri
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Mentre sembra che gli occhi del mondo siano rivolti solo sulla crisi dei debiti sovrani europei, altrove ci sono realtà che non se la passano per niente meglio. Gli Usa, ad esempio, hanno uno dei più grandi debiti pubblici al mondo; ma se questo è abbastanza risaputo, quello che raramente viene raccontato è il dissesto finanziario di molti suoi Stati.

Prima sono falliti i Comuni, sotto i colpi della crisi immobiliare. Poi sono entrati in crisi metropoli e contee americane che, in Italia, sarebbero province o piccole regioni. Infine, hanno iniziato a traballare Stati floridi e attraenti come la California.
Insomma, negli Usa che propagandano la ricetta della crescita contro la linea europea del rigore, la situazione non è così rosea.

E quando, come nello Stato della città degli Angeli, dopo anni di deficit in espansione – nel 2012, il buco di bilancio ha sfiorato i 16 miliardi di dollari, contro i 9,2 preventivati – l’amministrazione ha voluto far quadrare i conti, la strada praticata è stata quella dei tagli per 8 miliardi agli stipendi pubblici, alla sanità e alle pensioni. Una ricetta degna della Trojka per la Grecia. (altro…)

Il caos politico greco, unitamente alla sua disastrosa situazione economica, rendono sempre più traballante la fede nella moneta unica.

Quello che un tempo era quasi un dogma, oggi è diventato discutibile: si può uscire dall’Euro? Qualcuno inizia a rispondere affermativamente.

di Loretta Napoleoni

Se in Grecia si va ad elezioni è molto probabile che il Partito Socialista Radicale e tutti quanti i partiti che sono contro l’austerità guadagneranno molti consensi. Probabilmente si avrà una coalizione basata principalmente sull’uscita dall’Euro, proprio perché interrompere l’austerità significa uscire dall’Euro. E questo creerebbe un vero e proprio cataclisma finanziario in Europa, anche perché non esiste, ad oggi, un protocollo di uscita dall’Euro. Ritengo sia molto probabile, allora, un’implosione della stessa moneta unica.

L’effetto principale di tutto ciò è sicuramente il contagio. Bisogna considerare che una implosione dell’Euro dovuta alla fuoriuscita della Grecia significa che la Grecia dichiarerà di non pagare il suo debito: il 75% di questo debito è dovuto al Fondo monetario, alla Banca centrale europea e all’Europa. Dunque non ci sarebbero più soldi nel famoso fondo salva stati per aiutare sia l’Italia che la Spagna che gli altri paesi della periferia.
Il contagio della crisi greca si sposterebbe molto velocemente ai paesi della periferia ed avremmo una situazione simile a quella che abbiamo visto proprio in Grecia un anno fa, con una progressiva degenerazione delle condizioni economiche e finanziarie.  (altro…)

Euro e Grecia

Pubblicato: 16 maggio 2012 in Economia, Esteri

Come era nella logica delle cose, la Grecia è sempre più vicina al default e, di conseguenza all’uscita dall’Euro. La Grecia ha un debito di oltre 320 miliardi di Euro ed interessi che si mangiano intorno ai 30 miliardi l’anno, vale a dire circa il 10% del Pil. Messa in termini di debito pro capite significa circa 3.000 euro per ciascun cittadino, compresi lattanti, carcerati e moribondi e senza per questo intaccare il capitale da restituire. Questo in un paese in cui il reddito pro capite è di 23.000 Euro all’anno.

Dunque, gli interessi si mangiano circa 1/7 del reddito pro capite, andandosi ad aggiungere al prelievo fiscale ordinario. In queste condizioni, quale persona sana di mente può pensare che il debito sarà mai restituito e, più semplicemente, che la Grecia possa sopportare a lungo anche solo il pagamento di questi interessi, considerando che la politica di rigore ha stremato il paese facendo calare il Pil di quasi il 15%?
Anche l’ haircut concordato con i creditori non ha risolto il problema, perché il debito resta non restituibile ed il prelievo degli interessi pregiudica qualsiasi possibile ripresa. Il popolo greco è ormai sotto la soglia di povertà e la “troika” Bce, Ue Fmi può anche pensare di spremere sangue da una rapa, ma sinora nessuno è riuscito nell’impresa. (altro…)

L’Armageddon dei “derivati”

Pubblicato: 16 maggio 2012 in Economia, Esteri

Un giorno chiesero a Warren Buffet: “Cosa ne pensa dei derivati?”; e lui rispose: ” I derivati? Sono un’arma di distruzione di massa“.

Se è questo il giudizio del più grande finanziere del mondo, un arzillo vecchietto che (insieme all’altro nonnino terribile George Soros) può muovere una quantità di denaro tale da mandare in crisi un’intera economia nazionale, potete farvi un’idea della mostruosità del mercato dei titoli derivati.

E’ di questi giorni la notizia che Jp Morgan ha pubblicamente dichiarato di aver perso, anzi bruciato, la bellezza di 2 miliardi di dollari. Il suo Ceo Jamie Dimon, soprannominato nell’ambiente Voldemort (il cattivone della saga di Harry Potter), ha detto che si tratta di una perdita dovuta a qualche investimento sbagliato. E lo ha fatto con la serenità di chi ha investito sul sicuro, ma è rimasto fregato da serie di eventi sfortunati ed imprevedibili: poverino!

Ora, 2 miliardi sono una cifra enorme…per l’economia reale. Non che nell’ambito della finanza siano noccioline; ma se si inquadrano e relazionano a quello che è il giro di affari stimato del mercato dei derivati mondiale, la cifra diventa di colpo più piccola. Molto piccola. (altro…)