ImmagineGli squilibri generati dall’euro condurranno, in tempi stretti, all’uscita della Grecia dall’Unione europea. Dico dall’Unione europea; non semplicemente dall’euro, come si suol ripetere. Ormai sono tutti quasi certi che la Grecia sia destinata ad uscire ben presto dall’euro. Io invece dico che la Grecia è destinata ad uscire tra breve dall’Unione europea. E non perché sia certo che il potere sarà conquistato dal KKE, che si propone deliberatamente di uscire dall’Unione europea. Bensì perché, qualunque forza politica si troverà a governare il paese, l’uscita dall’Unione europea sarà nell’ordine logico delle cose.

Intanto, non c’è modo di uscire legittimamente soltanto dall’euro. Sotto il profilo legale, l’uscita dall’euro di uno stato che abbia adottato la moneta unica implica la modifica dei trattati europei e richiede il consenso di tutti i membri. Insomma, la Grecia non può decidere unilateralmente di abbandonare l’euro e di restare nell’Unione europea.

In secondo luogo, un’uscita consensuale (con l’accordo di tutti gli Stati) non dovrebbe essere possibile o comunque dovrebbe essere accompagnata anche da provvedimenti della Grecia presi in aperto contrasto con l’ordine giuridico dell’Unione europea. L’uscita consensuale, infatti, richiederebbe una trattativa che durerebbe un tempo che la Grecia non potrà permettersi. A tacer d’altro, tutti i correntisti greci ordinerebbero alle banche di accreditare gli euro dei quali dispongono in un conto corrente aperto presso una banca di un diverso paese europeo, al fine di evitare che la svalutazione della nuova moneta, svalutazione che ovviamente seguirà l’abbandono dell’euro, colpisca il loro risparmio. In realtà, non tutta la svalutazione si tradurrebbe in inflazione. Pertanto la fuoriuscita dei capitali serverebbe ad avvantaggiare i detentori di risparmio, più che a salvaguardare quest’ultimo. Leggi il seguito di questo post »

ImmagineQuando sono a rischio i rapporti monetari, finanziari e commerciali internazionali, la priorità nazionale è fare scorte e rendersi quanto possibile autonomi per soddisfare i bisogni primari materiali della popolazione – cibo, energia, trasporti, cure mediche – e salvaguardare l’apparato produttivo, nongià spendere tutto per traguardi contabili.

La crisi globale è in corso da 4 anni ed è sistemica, non congiunturale. Sta spostando redditi, capitali e opportunità lontano da noi. Non sappiamo a che assetti porterà, né quando.

Il paese, in declino comparativo da 20 anni e in recessione persistente, è caduto nell’avvitamento fiscale, con una pressione sull’emerso oltre il 70% (quindi insostenibile), senza prospettive di ripresa endogena, ma solo, nel DEF, previsioni fondate su un ipotetico traino estero. Leggi il seguito di questo post »

Wolfgang come GoetheWolfgang come Amadeus Mozart: wunderbar!
Ma questo è il passato. Il presente si chiamaWolfgang Schäuble, ovvero il ministro delle Finanze tedesche.
Ovviamente quest’ultimo non ha niente a che vedere con il grande poeta ed il geniale compositore.
Il talento di Herr Schäuble è diverso, ed attiene ad un’arte che non ha niente a che vedere con l’universalità del linguaggio artistico: l’universalità del suo operare si rivolge agli interessi della sua Germania.
Ma se questo sarebbe in buona sostanza il minimo che si chiederebbe ad un buon ministro di una Nazione sovrana, nel nostro caso assume una connotazione diversa: perchè qui non si parla di Germania, ma di Europa.
Il ministro tedesco, insieme al suo cancelliere (Merkel), ha di fatto assunto la guida della politica economica europea. Oggi il caro Wolfgang se ne esce con questa dichiarazione: “Ora è necessaria un’Unione politica con l’elezione diretta di un presidente“.
E ancora, per poter creare una vera valuta unica e per mantenerla nel tempo: “E’ necessario un più stretto coordinamento delle politiche di bilancio” dei singoli Paesi membri. Io aggiungerei a queste dichiarazioni, “…nelle mani di un ministro delle Finanze (tedesco) nominato dal Presidente europeo eletto“. Leggi il seguito di questo post »

Stati Uniti…dai debiti

Pubblicato: 17 maggio 2012 in Economia, Esteri
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Mentre sembra che gli occhi del mondo siano rivolti solo sulla crisi dei debiti sovrani europei, altrove ci sono realtà che non se la passano per niente meglio. Gli Usa, ad esempio, hanno uno dei più grandi debiti pubblici al mondo; ma se questo è abbastanza risaputo, quello che raramente viene raccontato è il dissesto finanziario di molti suoi Stati.

Prima sono falliti i Comuni, sotto i colpi della crisi immobiliare. Poi sono entrati in crisi metropoli e contee americane che, in Italia, sarebbero province o piccole regioni. Infine, hanno iniziato a traballare Stati floridi e attraenti come la California.
Insomma, negli Usa che propagandano la ricetta della crescita contro la linea europea del rigore, la situazione non è così rosea.

E quando, come nello Stato della città degli Angeli, dopo anni di deficit in espansione – nel 2012, il buco di bilancio ha sfiorato i 16 miliardi di dollari, contro i 9,2 preventivati – l’amministrazione ha voluto far quadrare i conti, la strada praticata è stata quella dei tagli per 8 miliardi agli stipendi pubblici, alla sanità e alle pensioni. Una ricetta degna della Trojka per la Grecia. Leggi il seguito di questo post »

A giudicare dai ritratti che si vedono sui mass media, l’elezione del Presidente socialista francese Francois Hollande sembra che rappresenti in qualche modo una inversione di rotta, e che sia una sfida diretta all’ Unione Europea. Tuttavia il suo passato e le persone di cui si circonda, confermano il fatto che sia un altro globalista, dedito ed entusiasta sostenitore dell’ethos dittatoriale europeo della svendita della sovranità.

“In tutta l’Europa è tempo di cambiare” ha detto Hollande salutando le folle che si sono riunite per ascoltare il suo discorso della vittoria a Parigi, nelle prime ore di lunedi,” riporta il L.A. Times: “Gli osservatori riconoscono che l’elezione di Mr Hollande rappresenta una svolta radicale nella governance dell’eurozona e nella gestione delle singole crisi valutarie”. .

Tuttavia è fuori posto ogni accenno al fatto che la sconfitta di Nicolas Sarkozy da parte di Hollande, rappresenti in qualche modo una enorme sfida alla Unione Europea e ai suoi sforzi, fatti in stretta coordinazione con l’FMI  e Goldman Sachs, per sfruttare la crisi del debito a propri fini politici: Leggi il seguito di questo post »

Il caos politico greco, unitamente alla sua disastrosa situazione economica, rendono sempre più traballante la fede nella moneta unica.

Quello che un tempo era quasi un dogma, oggi è diventato discutibile: si può uscire dall’Euro? Qualcuno inizia a rispondere affermativamente.

di Loretta Napoleoni

Se in Grecia si va ad elezioni è molto probabile che il Partito Socialista Radicale e tutti quanti i partiti che sono contro l’austerità guadagneranno molti consensi. Probabilmente si avrà una coalizione basata principalmente sull’uscita dall’Euro, proprio perché interrompere l’austerità significa uscire dall’Euro. E questo creerebbe un vero e proprio cataclisma finanziario in Europa, anche perché non esiste, ad oggi, un protocollo di uscita dall’Euro. Ritengo sia molto probabile, allora, un’implosione della stessa moneta unica.

L’effetto principale di tutto ciò è sicuramente il contagio. Bisogna considerare che una implosione dell’Euro dovuta alla fuoriuscita della Grecia significa che la Grecia dichiarerà di non pagare il suo debito: il 75% di questo debito è dovuto al Fondo monetario, alla Banca centrale europea e all’Europa. Dunque non ci sarebbero più soldi nel famoso fondo salva stati per aiutare sia l’Italia che la Spagna che gli altri paesi della periferia.
Il contagio della crisi greca si sposterebbe molto velocemente ai paesi della periferia ed avremmo una situazione simile a quella che abbiamo visto proprio in Grecia un anno fa, con una progressiva degenerazione delle condizioni economiche e finanziarie.  Leggi il seguito di questo post »

Euro e Grecia

Pubblicato: 16 maggio 2012 in Economia, Esteri

Come era nella logica delle cose, la Grecia è sempre più vicina al default e, di conseguenza all’uscita dall’Euro. La Grecia ha un debito di oltre 320 miliardi di Euro ed interessi che si mangiano intorno ai 30 miliardi l’anno, vale a dire circa il 10% del Pil. Messa in termini di debito pro capite significa circa 3.000 euro per ciascun cittadino, compresi lattanti, carcerati e moribondi e senza per questo intaccare il capitale da restituire. Questo in un paese in cui il reddito pro capite è di 23.000 Euro all’anno.

Dunque, gli interessi si mangiano circa 1/7 del reddito pro capite, andandosi ad aggiungere al prelievo fiscale ordinario. In queste condizioni, quale persona sana di mente può pensare che il debito sarà mai restituito e, più semplicemente, che la Grecia possa sopportare a lungo anche solo il pagamento di questi interessi, considerando che la politica di rigore ha stremato il paese facendo calare il Pil di quasi il 15%?
Anche l’ haircut concordato con i creditori non ha risolto il problema, perché il debito resta non restituibile ed il prelievo degli interessi pregiudica qualsiasi possibile ripresa. Il popolo greco è ormai sotto la soglia di povertà e la “troika” Bce, Ue Fmi può anche pensare di spremere sangue da una rapa, ma sinora nessuno è riuscito nell’impresa. Leggi il seguito di questo post »